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17
Gen

L’annotazione in fattura del bene agevolato ed il DDT

In risposta ad un question time in commissione Finanze alla Camera il MEF supera, in un’ottica di semplificazione, le rigide regole indicate dalle Entrate nella risposta 270/2022.

Il chiarimento del MEF specifica che, per gli investimenti agevolati, non è necessario indicare la norma di riferimento sul DDT (leggasi “dicitura”) se la fattura del fornitore, debitamente annotata (quindi con la “dicitura” corretta), richiama gli estremi del documento (dello stesso DDT).

Con questa risposta al Question Time 5-01787, l’Amministrazione Finanziaria torna finalmente ad occuparsi di un adempimento particolarmente laborioso posto a carico delle imprese che effettuano investimenti in beni strumentali materiali e immateriali 4.0 e ordinari, avvalendosi dei crediti di imposta previsti dalle leggi di bilancio del 2020 e del 2021.

Si tratta dell’annoso obbligo di annotazione della norma agevolativa sulle fatture e sugli altri documenti di acquisto (altresì indicato come obbligo di “dicitura”) che il comma 195 per la Legge 160/2019 e il comma 1062 per la Legge 178/2020 prevedono come condizione di spettanza del beneficio.

Nella risposta all’interpello 270/2022 (vd. articolo ), l’Agenzia delle Entrate, adottando una interpretazione estremamente rigorosa e letterale della diposizione, aveva infatti affermato che anche il Documento Di Trasporto, così come la fattura, assolve la funzione di identificare l’investimento e deve dunque rispettare il medesimo obbligo. La risposta 270 aveva pertanto richiesto alle imprese di annotare o far annotare dai fornitori la Legge 160/2019 o la Legge 178/2020 anche sui DDT (documenti di trasporto) ricordando inoltre la possibilità, già prevista dalla risposta 438/2020, di regolarizzare ex post i documenti privi della apposita dicitura, purché l’integrazione avvenisse prima dell’avvio di una verifica.

Ciò vale anche per la Legge 234/2021 in quanto tale documento emenda la precedente Legge 178/2020.

 

Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate erano state da più parti criticate in quanto le fatture dei fornitori, su cui le imprese riportano (eventualmente mediante annotazione ex post) il riferimento alle leggi agevolative (tramite “dicitura”), richiamano sistematicamente i DDT emessi per accompagnare i beni, imponendo all’impresa investitrice una faticosa ricerca delle copie cartacee di tali documenti per duplicarvi un’annotazione già riportata in fattura (pena il rischio di vedersi revocato il beneficio).

Ciò non pareva fornire alcun ulteriore strumento di contrasto alle possibili frodi in materia di crediti di imposta; tra l’altro, l’estensione di questo obbligo anche ai beni strumentali “ordinari”, che beneficiano dell’agevolazione del 10% o del 6% a seconda delle leggi di bilancio di pertinenza, comporta, soprattutto per le imprese medio-grandi, una complicazione ulteriore, dato che si tratta generalmente di un numero elevatissimo di singoli acquisti e dunque di fatture e DDT su cui apporre la “dicitura”.

Questo problema è stato sottoposto al MEF il 9 gennaio 2024 in un Question Time in Commissione Finanze, dove si è paventato il rischio che numerose imprese si vedano revocato l’incentivo a seguito della interpretazione fornita dall’Agenzia delle Entrate nella risposta 270, chiedendo quali azioni si intendano assumere per scongiurare questa eventualità.

Il MEF, sentita l’Agenzia delle Entrate, dopo aver confermato che in generale anche sui DDT deve essere apposto il riferimento normativo, ha tuttavia chiarito che l’obbligo in questione si intenderà comunque assolto, anche in assenza di una tale “dicitura” riportata nei DDT, qualora la fattura emessa dal fornitore (sulla quale deve sempre essere annotata la norma agevolativa, tramite “dicitura”) richiami in modo univoco il Documento Di Trasporto. L’interpretazione ministeriale è certamente da condividere in quanto semplifica drasticamente il lavoro amministrativo delle imprese senza limitare le attività di controllo del Fisco.

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